Ecco un’altra scampagnata nel mondo dell’audio, e più precisamente in quello dell’ascolto della musica liquida. Certo, perché ottenere una buona qualità dell’audio è già difficile con gli apparecchi classici, come il giradischi o il lettore CD, perché, anche lì, più del componente singolo conta la qualità dell’intera catena: quindi il tipo di giradischi, il preamplificatore, l’amplificatore, gli altoparlanti… Ma se si entra nel campo della musica liquida, gli elementi che si vanno ad aggiungere alla “magica catena dell’audio” sono parecchi di più. E due molto importanti sono il player software e il file sorgente: il ragionamento sarà lungo, ma il risultato è che come suona Llyria di Nik Bärtsch direttamente da Qobuz integrato in Audirvāna a 24 bit e 88.2 kHz non lo fa nient’altro.
Ma partiamo dall’inizio, cioè dalla “catena magica dell’audio”. Catena che, quando si ascolta la musica liquida, diventa molto lunga. Innanzitutto, c’è il file sorgente, che può essere un file MP3, FLAC, WAV… da bassa ad alta risoluzione, sia in locale sia attraverso un servizio di streaming. Ed è un elemento importante perché più la risoluzione è alta e più informazioni ci sono; dunque, la musica sarà più ricca di dettagli, chiara e dinamica. Oggi è molto diffuso Spotify, e in effetti ora che è lossless (circa!) la qualità è più che soddisfacente. Ma ci sono servizi di streaming audio che lo superano perché offrono musica ad alta risoluzione, ben oltre i 24 bit a 48 kHz di Spotify, come appunto Qobuz.
Il secondo elemento della catena, se siamo su un computer, è il player software. Ogni sistema operativo ne ha uno integrato, e ne esistono molti sia gratuiti sia a pagamento. Ma quali sono le differenze? Ci sono? Sono reali? La risposta è sì: ci sono differenze e sono anche piuttosto importanti. Tanto da decidere di dedicare un po’ di tempo per capire cosa differenzia un player dall’altro e perché può valere la pena utilizzarne uno di qualità, abbinato naturalmente a una sorgente all’altezza.
Perché Audirvāna è migliore di un player standard?
La maggior parte dei player musicali — come Spotify, Apple Music o il lettore di Windows — è progettata per fare tante cose insieme: riprodurre musica, gestire notifiche, suoni di sistema, video, browser, giochi. Funzionano bene, ma non sono pensati per la qualità audio pura. Audirvāna invece nasce con l’obiettivo di far arrivare al DAC il segnale più pulito, fedele e stabile possibile.
Per farlo, crea un percorso audio diretto, evitando completamente il mixer del sistema operativo. Questo significa niente ricampionamenti nascosti, niente suoni di sistema che interferiscono, niente manipolazioni del segnale. Ogni brano viene riprodotto alla sua frequenza originale, senza alterazioni: come guardare una foto alla sua risoluzione nativa invece che stirata o compressa.
In più, Audirvāna carica la musica in RAM, dove il flusso è più stabile e silenzioso rispetto alla lettura continua dal disco. Il risultato è un ascolto più pulito, più dettagliato e meno affaticante.
La vera differenza, però, la fa il motore audio interno. Rispetto ai player standard, che si appoggiano alle funzioni generiche del sistema operativo, Audirvāna utilizza un motore progettato appositamente per la riproduzione ad alta qualità. Questo motore stabilizza il timing del flusso digitale, riduce il jitter software, gestisce buffer molto ampi ed evita qualsiasi elaborazione inutile. Non aggiunge nulla e non “migliora” artificialmente il suono: toglie tutto ciò che lo rovina.
È questo che permette alla musica di arrivare al DAC nella forma più pura possibile, con una scena più naturale, più dettaglio e una sensazione di ascolto più realistica.
E, una volta ascoltata la differenza, si può davvero decidere di spendere 76 franchi all’anno per un player di così ottima qualità.
Installazione, interfaccia e configurazione
Come detto, Audirvāna è a pagamento. Ci sono diversi piani, ma Studio Access, a 76 franchi l’anno, è quello più indicato. Basta andare sul sito, scegliere il proprio piano, scaricare il software e installarlo. Tutto è facile e intuitivo.

L’interfaccia, disponibile anche in tema dark, è molto chiara, essenziale e facile da navigare. Sulla sinistra ci sono le fonti: il disco locale, le radio (che si possono aggiungere manualmente), i podcast e i vari servizi di streaming integrabili direttamente in Audirvāna, che al momento sono Qobuz, Tidal, Presto Music, HRA-Streaming e Last.fm. Non c’è Spotify, e non per scelta: Spotify non permette a software di terze parti di integrare il suo streaming.

La ricerca funziona molto bene, perché viene eseguita attraverso tutte le fonti, compresi i servizi di streaming connessi, le radio online e persino i podcast. Questo rende le ricerche all’interno del proprio ecosistema musicale molto rapide e precise.

Ogni brano può essere analizzato per rilevare la qualità effettiva, il grafico delle frequenze e la presenza di eventuali errori.

La parte più interessante riguarda però le configurazioni audio. È possibile selezionare il tipo di driver: WASAPI, ASIO (spesso la scelta più stabile) o Kernel Streaming, che bypassa completamente il sistema operativo e invia i dati direttamente al kernel. Questa modalità è teoricamente la più diretta, ma può risultare instabile su alcune configurazioni. In tal caso, meglio usare ASIO, senza perdere praticamente nulla in qualità.
È possibile poi definire molti parametri relativi al suono, come buffer e priorità, aggiungere plugin VST o applicare ricampionamenti con algoritmi di alta qualità.
Ben nutrita è anche la sezione dedicata alle radio, con la possibilità di aggiungere manualmente stazioni tramite URL. La sezione podcast è altrettanto ricca e include contenuti da tutto il mondo, Svizzera compresa.
Oltre alla versione desktop, vale la pena ricordare che Audirvāna può essere installato anche come server su Linux, trasformando un mini‑PC o un Raspberry in una sorgente audio dedicata. Allo stesso modo, soluzioni come Volumio installato su un Raspberry Pi, magari abbinato a un DAC come l’HiFiBerry DAC2 HD, offrono risultati sorprendenti e mostrano quanto sia ricco e vario l’ecosistema dell’audio digitale per chi ama sperimentare.
Dunque: come suona? C’è differenza rispetto a un player normale?
Al di là dei dati tecnici, il vero giudice è l’orecchio. Ho confrontato alcuni file locali suonandoli sia con il player di Windows sia con Audirvāna, e poi lo stesso brano attraverso Spotify “lossless” e Qobuz integrato in Audirvāna. Le differenze si sentono: sia con file locali sia in streaming, l’ascolto con Audirvāna è sensibilmente migliore, sia rispetto al player di Windows sia rispetto a Spotify.
Gli attacchi sono più precisi; ogni strumento e ogni nota sono definiti, e nelle formazioni più grandi la differenza è significativa. Il suono è più chiaro e presente, e persino i bassi sono più controllati: definiti, non impastati, mai invadenti.
La differenza tra un player standard e uno come Audirvāna è un po’ come togliere una tenda di lana messa davanti agli altoparlanti: all’improvviso tutto è più chiaro, definito, dinamico e preciso.
Conclusione
La prima domanda è se valga la pena pagare per un player audio di qualità. Se usate il computer per ascoltare musica e volete farlo con la migliore qualità possibile, la risposta è sì: la differenza si sente e vale il prezzo.
La seconda domanda è se, visto l’ottimo player, non valga la pena ripensare anche il proprio servizio di streaming. Se il catalogo lo permette, abbandonare Spotify per un servizio realmente hi-res come Qobuz è una scelta da considerare. Anche qui, la differenza si sente.
Se avete un buon impianto audio, usate il computer come sorgente e amate ascoltare bene la musica, Audirvāna è un miglioramento che merita attenzione.

