Quando oggi pensiamo alla televisione, in fondo pensiamo tutti a una SmartTV, cioè a un televisore che, certo, lo si collega il più delle volte al box TV del fornitore Internet, ma che contiene un sistema operativo e delle applicazioni sue. E sicuramente si tratta di un passo avanti: grazie a queste applicazioni si possono ascoltare le radio, e persino Spotify; come pure si può guardare Youtube e spesso anche navigare in Internet. Ma le limitazioni di un apparecchio “all-in-one” come questo sono parecchie, sia dal punto di vista delle prestazioni, sia da quello della sostenibilità. Ecco perché voglio proporvi un modo un po’ diverso di vedere e di utilizzare il televisore.

I grandi limiti delle SmartTV

Sebbene il concetto sia perfetto, cioè quello di trasformare l’apparecchio TV in un vero e proprio centro multimediale, dal punto di vista pratico ci sono troppi limiti invalicabili che – piccolo spoiler – alla fine renderanno infinitamente migliore una configurazione ibrida dove la parte “Smart” viene affidata a un Mini PC e solo la parte TV viene affidata all’apparecchio.

Ma vediamo questi limiti uno per volta: il primo riguarda la qualità dell’immagine usando le app integrate nella TV. Se collegando HDMI un box TV la differenza tra un apparecchio a basso costo e uno di qualità c’è ma non è un abisso, tutto cambia quando ad esempio si usa una qualsiasi app di streaming come Netflix, Zatto, Youtube… Infatti, se nel caso del box TV l’immagine viene elaborata dal box stesso, nel caso delle app l’elaborazione del video viene fatta dalla TV. E qui il grosso limite è che i televisori a basso costo non sono dotati di un processore e di un motore video sufficientemente potenti per elaborare con qualità uno streaming anche solo in Full HD. Ecco perché se non si spende un po’, le app integrate renderanno video poco fluidi, spesso sgranati e con una qualità complessiva piuttosto scadente.

Il secondo problema va a toccare però anche gli apparecchi costosi, anzi, penalizzando proprio quella categoria, e ancora di più quelli ultra costosi: parliamo naturalmente di obsolescenza, spesso programmata. Chi, ad esempio, ha speso migliaia di franchi per un ottimo televisore sei anni fa, magari non è felice se oggi il sistema non si aggiorna più e non si aggiornano più nemmeno le app, che pian piano diventano inutilizzabili, rendendo appunto obsoleto un apparecchio TV con ancora uno schermo di ottima qualità per cui non esistono motivi plausibili per cambiarlo, se non appunto l’invecchiamento senza soluzione della parte Smart della TV.

Il terzo è la limitatezza delle applicazioni negli store per SmartTV. Nel senso: è vero che tutte le SmartTV hanno uno store – molte hanno Play Store di Google – ma tante app non ci sono o non possono essere installate, in parte per questioni di sicurezza, in parte per questioni di stabilità. Se l’utente potesse “smanettare” la SmartTV come fa con il telefonino, i film li vedrebbe a blocchi di 30 secondi tra un crash e l’altro… Ed ecco perché anche per quanto riguarda l’installazione dei browser e delle loro estensioni, le scelte sono molto limitate e oltremodo limitanti.

Il quarto problema è l’audio: poter installare applicazioni e navigare con la TV fa venire voglia di estendere le funzioni con anche quelle di impianto hi-fi. In fondo, installando Spotify sulla SmartTV si può teoricamente ottenere una buona qualità sonora, ma poi il problema sono i diffusori. Le soundbar o i sistemi 5.1 e affini dedicati agli apparecchi TV sono pensati più per riprodurre film, non per riprodurre la musica, e soprattutto non a qualità elevata. Ecco perché la soluzione ibrida MiniPC-TV (senza “Smart”) è quella che risolve tutti i problemi insieme.

Il Mini PC per la parte Smart

Questa soluzione è decisamente interessante perché è come poter fare un trapianto di cuore alla propria SmartTV ogni volta che ce n’è bisogno, senza dover sostituire l’intero apparecchio. L’idea è appunto quella di usare il televisore essenzialmente come fosse uno schermo per PC. In questo modo a essere determinanti sono la qualità e la tecnologia dello schermo, la risoluzione e la frequenza di aggiornamento, ma non i componenti (in pratica il computer) che si occupano della parte Smart della TV.

Quindi, in pratica, è sufficiente delegare a un componente esterno la parte, appunto, Smart dell’installazione: in questo caso un MiniPC. Ed è un momento propizio per questi computer microscopici, dai costi contenuti, con un ottimo rapporto tra qualità e prezzo e dalle prestazioni davvero ragguardevoli.

Quindi mettiamoci nei panni del tizio che cinque o sei anni fa aveva acquistato un bel televisore 4K da 55 pollici e aveva speso 1’500-2’000 franchi, ma che oggi inizia ad avere problemi di aggiornamenti del sistema e delle app, e anche problemi di prestazioni con i contenuti più moderni. La soluzione naturale sarebbe quella di cambiare l’apparecchio, ma se la qualità dell’immagine soddisfa e l’utente non sente nessun bisogno di doverla migliorare, può decidere per la nostra soluzione ibrida, integrando un MiniPC per la parte Smart.

Ce ne sono già a partire da 200 franchi, e offrono prestazioni più che buone anche in 4K. Io però vi indico quello che ritengo essere il migliore per rapporto qualità e prezzo, cioè il nuovo Geekom A5 (non sono sponsorizzato: sono apparecchi che provo e che se mi piacciono consiglio). È un MiniPC: un cubetto con 13 centimetri di lato, alto 6, che può essere persino montato sul retro dell’apparecchio TV, e che per circa 380 franchi offre 512 GB di Disco SSD M.2, 16 GB di RAM, un super processore Ryzen 7 5825U e una scheda video integrata Radeon RX Vega 8, che, pur non essendo particolarmente moderna, non ha alcun problema a riprodurre contenuti anche 4K con buona qualità e con cui persino, anche se in maniera piuttosto limitata, si può giocare. E se lo si accompagna con una tastiera mini come questa, una Joy-it wireless da una cinquantina di franchi lunga 14 centimetri e larga 8, il kit Smart è completo.

Ma cosa cambia tra una SmartTV e un MiniPC?

La risposta è: un abisso! Prima di tutto il MiniPC è a tutti gli effetti un computer, quindi potete usarlo esattamente come un computer e installare tutto quello che è possibile installare su un computer, che sia Windows, Mac (perché anche i nuovi Mini Mac sono interessanti come computer multimediali) o Linux, a seconda delle vostre preferenze.

Inutile dire che la parte più interessante riguarda la navigazione e le prestazioni che si ottengono con un browser da computer, con tutte le estensioni del caso, rispetto a uno scomodo e limitato browser per SmartTV. Quindi significa accedere a qualsiasi servizio di streaming disponibile sulla rete, sia video sia solo audio, che non è disponibile tramite app. E in più significa farlo velocemente e alla massima qualità.

Ma non solo: se la TV è 4K (meglio del Full HD se ci si collega un PC) ed è grande abbastanza, diventa facile e anche gradevole leggersi ad esempio i portali d’informazione direttamente in salotto e sdraiati sul divano. Come anche leggere e rispondere alle mail, o semplicemente per navigare senza meta, sempre seduto sul divano, fumando un Havana e sorseggiando un bicchiere di Rum…

Ma le differenze sono anche qualitative e prestazionali: pochi televisori, praticamente nessuno, possono vantare un hardware con prestazioni come quelle, ad esempio, di questo Geekom A5. Ciò significa avere immagini migliori, qualità migliore, più fluidità anche rispetto alla parte Smart di un costoso televisore dei giorni nostri, oltre naturalmente al fatto di disporre di un sistema operativo che non sia limitato come quello delle SmartTV.

E infine la questione dell’audio…

Come dicevo sopra, un apparecchio TV non è pensato per essere usato come impianto Hi-Fi. Potete certo installare Spotify, ma la qualità sarà sempre limitata da diversi elementi. Il primo sono le uscite per collegare diffusori, che spesso si limitano a una uscita mini jack, una uscita Bluetooth e nella migliore delle ipotesi a una ottica, mai particolarmente di qualità. Infatti, anche quest’ultima, che sulla carta dovrebbe essere migliore, trova colli di bottiglia nel motore audio dell’apparecchio, nella qualità della scheda audio, nella gestione dei processi di sistema che possono influenzare il flusso e ricampionando spesso ogni sorgente a 48 KHz, anche se diversa. Pure i set di altoparlanti proposti dallo stesso produttore dell’apparecchio TV non raggiungono una qualità sufficiente nemmeno per un ascolto musicale serio.

Con un computer le cose sono diverse: vi basta un DAC USB, un convertitore digitale/analogico, di qualità minima e potete scegliere tra tutti i diffusori attivi o passivi con amplificatore separato disponibili sul mercato.
E a questo punto le vie sono infinite: potete esagerare, comprare un DAC Topping D50 III da circa 230 franchi, installare Audirvana con Qobuz nativo, collegare due diffusori Adam A7V (eh sì, questi sono un migliaio di franchi, ma li valgono ampiamente!) e passare il resto della vostra vita a casa, sul divano, ad ascoltare musica o guardare concerti sulla vostra nuova e magnifica SmartTV ibrida!

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