Chi assembla computer o vende dispositivi informatici in genere se n’è accorto, eccome che se n’è accorto, mentre l’utente finale non ancora, ma se ne accorgerà presto: parliamo della crisi delle memorie RAM che in queste ultime settimane hanno visto il loro prezzo aumentare anche del 400%! Sembra di essere tornati al 2021, quando, per via dei lockdown, una scheda video che fino a poco prima costava 250 franchi poteva arrivare senza problema a 1’500. Però, questa volta, non è colpa del Covid: la catena è lunga, ma alla fine andremo a scoprire che la “colpa” è dell’IA!
In realtà la colpa non è proprio dell’IA, ma di una serie di decisioni scaltre legate al mercato, cioè essenzialmente ai soldi. Il fatto è che i datacenter dedicati all’elaborazione dell’IA stanno crescendo a una velocità impressionante e sono particolarmente golosi di memoria RAM, ma di tipo HBM (High Bandwidth Memory), che non è la stessa utilizzata nel mercato consumer, cioè quella dei computer, degli smartphone e dei tablet, e a cascata praticamente di ogni dispositivo che utilizzi memoria RAM. Ora, siccome dietro all’intelligenza artificiale ci sono investimenti mastodontici, i proprietari dei datacenter IA sono disposti a pagare qualsiasi cifra per le memorie HBM, ragione per cui praticamente la totalità dei produttori di memorie ha dirottato e convertito le proprie catene verso RAM di tipo HBM. La memoria di tipo HBM, infatti, è impilata in più strati e richiede molti più wafer di silicio rispetto alla RAM tradizionale; quindi, non usa le stesse catene di produzione delle RAM tradizionali.
Il risultato è che le RAM di tipo consumer iniziano a scarseggiare: le scorte sono scese di oltre il 60% e siccome la produzione è sensibilmente diminuita, il prezzo è esploso. Per darvi un’idea, in questo momento 64 Gb di RAM (due barrette da 32 Gb) di memoria DDR5 a 6000MHz costa 900 franchi! Mentre fino a qualche mese fa il loro prezzo era di circa 200 franchi.
Quali le conseguenze?
Alcune sono piuttosto ovvie: tutti i computer, sia assemblati sia di marca, vedranno il loro prezzo lievitare, che nel caso di sistemi bisognosi di tanta memoria RAM potrà anche, tranquillamente, raddoppiare. Stessa cosa per smartphone e tablet, dove da una parte i prezzi aumenteranno e dall’altra inizieranno ad uscire modelli con meno RAM rispetto a quelli attuali, quindi, di fatto, riducendone le prestazioni. Anche apparecchi come router, firewall, Smart TV, console da gioco e affini saranno confrontati con lo stesso problema, e anche qui da una parte i prezzi aumenteranno e dall’altra si andrà verso compromessi con prestazioni minori. La crisi colpisce tutto: DDR4 e DDR5 per i PC, LPDDR per smartphone e tablet, GDDR per le console, e perfino la RAM dei piccoli dispositivi embedded.
Inutile dire che dal lato pratico molti settori verranno messi in difficoltà: non solo l’utente privato dovrà sborsare molto di più per avere un computer, ma anche molte aziende vedranno i costi esplodere, soprattutto se il tipo di lavoro richiede computer con tanta memoria. Idem per Smartphone e tablet, dove sarà difficile, se non impossibile, mantenere modelli con un rapporto tra prezzo e prestazioni come quello dei modelli attuali.
È ovvio che l’evoluzione della società dovrebbe essere orchestrata secondo una tempistica e una sostenibilità a misura d’uomo: in questo modo, invece, la corsa alle IA monopolizza la scena e può permettersi di colpire pesantemente un’area di mercato immensa come quella dei dispositivi informatici senza alcuna remora. È auspicabile che la politica, quindi lo Stato, cerchi di fare da intermediario e magari anche da principio regolatore verso queste poche, immense, big-tech che stanno decidendo tutto e per tutti. Anche perché altrimenti il rischio è che sia lo Stato, ma anche i cittadini, resteranno tagliati fuori da quelle grandi scelte che in questo momento stanno cambiando radicalmente il mondo. Scelte che vengono prese, purtroppo, da poche e immense multinazionali private, il cui obbiettivo sono i profitti e non, evidentemente ma purtroppo, la crescita armoniosa e democratica della nostra società. Se lasciamo che l’innovazione corra senza guardare indietro, rischiamo di costruire un futuro in cui la tecnologia avanza, ma la società arretra.

